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Dallo scorso 14 marzo, grazie alla sentenza n. 50 depositata dalla Corte costituzionale, le norme che proteggevano gli inquilini ai quali venivano offerti affitti a prezzi modici perché in nero sono state censurate.

Ci spieghiamo meglio: nel 2011 grazie ad alcune disposizioni in materia di federalismo fiscale agli inquilini era stata data la possibilità di denunciare i padroni di casa che gli proponevano affitti bassi purché in nero.

A questi inquilini coraggiosi, lo Stato offriva in cambio della “soffiata” contratti a canone calmierato. Il che era un bene, soprattutto perché i principali destinatari delle offerte illegali dei proprietari di casa erano studenti, stranieri e in generale categorie poco difese dalla legge.

Ora, la Consulta ha dichiarato illegittima la norma sulla determinazione dei canoni di locazione – che prevedeva appunto vantaggi per gli inquilini che segnalavano contratti di affitto in nero – contenuta nel decreto del 2011 sul federalismo fiscale.
La Consulta, di fatto, ha cancellato gli sconti previsti per gli affittuari che denunciavano contratti in nero e permettevano agli inquilini di registrare di propria iniziativa il contratto d’affitto presso un qualsiasi ufficio delle Entrate.

I giudici costituzionali hanno però bocciato tale procedura per «eccesso di delega», annullando anche i contratti già registrati, per la gioia di Confedilizia, e la protesta degli inquilini.


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